Appena si varcano le antiche mura, Viterbo accoglie con il respiro di pietra e acqua che da secoli la contraddistingue. Non è solo una città , ma un racconto inciso nel peperino, scandito dal rintocco delle campane, dalle maestose torri e dal gorgoglio delle fontane che le hanno valso il titolo di città delle cento fontane.
Il viaggio comincia nel quartiere di San Pellegrino, un raro frammento medievale sopravvissuto intatto.
I vicoli stretti sembrano guidare i passi verso un tempo sospeso, quando i mercanti stendevano le loro stoffe sotto le logge e le famiglie rivali si scrutavano dalle torri. La Torre degli Alessandri, imponente, è ancora lì a ricordare l’orgoglio dei clan cittadini. Le case in peperino, con i loro profferli – le scalinate esterne che portano alle abitazioni – parlano di un’epoca in cui la strada era un’estensione della casa, teatro di vita quotidiana.
Più in alto, si apre la scenografica Piazza San Lorenzo, con la Cattedrale e il Palazzo dei Papi. È qui che nel 1268 si tenne il primo conclave della storia, un evento che cambiò per sempre le modalità di elezione dei pontefici.
Ma Viterbo non è solo Medioevo. Nel Rinascimento lasciò tracce sontuose: il Palazzo dei Priori, sede del Comune, custodisce sale affrescate con allegorie e vedute, e un giardino pensile da cui lo sguardo si allunga fino ai Monti Cimini. Nel Museo dei Portici, in Piazza del Plebiscito, è custodita la celebre Pietà di Viterbo, un’opera a quattro mani concepita da Michelangelo e dipinta da Sebastiano del Piombo.
Non meno straordinaria è la Cappella Mazzatosta nella Chiesa di Santa Maria della Verità , dove gli affreschi di Lorenzo da Viterbo sorprendono per modernità e forza narrativa.
A pochi chilometri, a Bagnaia, il giardino di Villa Lante incanta con i suoi giochi d’acqua, le fontane a catena e i parterre geometrici, considerati un modello del giardino manierista all’italiana.
Il racconto si fa ancora più fiabesco al Sacro Bosco di Bomarzo, dove Vicino Orsini fece scolpire mostri giganteschi, elefanti da guerra e case pendenti, un parco popolato da enigmi e allegorie. Qui l’arte incontra la natura, e il visitatore si perde tra stupore e inquietudine.
Non meno affascinante è San Martino al Cimino, borgo nato attorno all’imponente Abbazia cistercense del 1207, trasformato nel Seicento in residenza barocca da Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, cognata di papa Innocenzo X.
Le strade ordinate, la piazza armoniosa e la cornice dei boschi di castagno restituiscono un’atmosfera di raffinata quiete, un piccolo gioiello a due passi dalla città.
La natura è protagonista anche nei Monti Cimini, con la faggeta vetusta oggi patrimonio UNESCO: camminare tra faggi alti decine di metri è un’esperienza mistica, quasi un ritorno a un’epoca primordiale. In autunno, il sottobosco profuma di castagne e funghi, mentre il lago di Vico riflette i pendii circostanti.
Il filo conduttore della città resta però l’acqua. Le sorgenti termali della zona, già note a etruschi e romani, hanno reso Viterbo famosa fin dall’antichità.
Oggi l’offerta si divide tra stabilimenti moderni e parchi termali organizzati, e sorgenti libere all’aperto. Tra gli stabilimenti principali si ricordano: le Terme dei Papi, con la grande Piscina Monumentale e la Grotta naturale; le Terme Salus, elegante resort con piscine e spa; le Terme Oasi, struttura moderna e raccolta; il Parco Termale Tuscia Terme, sorto nell’area delle antiche Masse di San Sisto; e il Parco Termale del Bagnaccio, complesso di vasche all’aperto gestito da associazione con accesso regolamentato.
Accanto agli stabilimenti, sopravvivono due siti di balneazione libera: il Bullicame, la celebre sorgente citata da Dante, e le Piscine Carletti, vasche naturali frequentate da locali e viaggiatori. Immergersi in queste acque significa compiere un gesto antico, che unisce relax, benessere e memoria storica.
Ogni 3 settembre, la città esplode di luce con la Macchina di Santa Rosa, una torre luminosa portata a spalla da cento facchini per le vie del centro: un rito di fede e identità collettiva, riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale.
Infine, Viterbo è tavola: pecorini di Monte Jugo, olio di Vetralla, nocciole dei Cimini, vini delle colline circostanti. Non mancano ristoranti che raccontano la tradizione: pici all’aglione, lombrichelli al sugo di cinghiale, acquacotta contadina. Ogni assaggio è un tassello di un mosaico che lega la città al suo territorio.
Approfondimento sui fatti e luoghi importanti
Il primo conclave della storia (1268–1271)
Dopo la morte di papa Clemente IV, avvenuta nel novembre del 1268, la Chiesa si trovò in una delle più lunghe e travagliate sedi vacanti della sua storia. I cardinali, riuniti a Viterbo, non riuscivano a trovare un accordo: le divisioni tra le fazioni filofrancesi e quelle legate all’impero paralizzarono per mesi l’elezione del nuovo pontefice. La città, esasperata dall’attesa, vide il proprio Capitano del Popolo, Raniero Gatti, prendere una decisione drastica: chiudere letteralmente i cardinali cum clave nel Palazzo dei Papi, ridurre loro il vitto e, secondo le cronache, arrivare persino a far scoperchiare parte del tetto per accelerare la scelta. Questo gesto, tanto simbolico quanto concreto, costrinse i porporati a trovare finalmente un accordo.
Il 1° settembre 1271, dopo quasi tre anni di stallo, fu eletto Tebaldo Visconti, arcidiacono di Liegi, che non era nemmeno cardinale al momento dell’elezione e si trovava in Terrasanta come crociato. Scelse il nome di Gregorio X. La sua elezione fu accolta con sorpresa e ammirazione: era considerato un uomo pio, semplice e lontano dalle logiche di potere che avevano bloccato la Curia.
Durante il suo pontificato (1271–1276), Gregorio X si distinse per una visione universale della Chiesa. Convocò il Concilio di Lione II (1274), che affrontò temi cruciali come l’unione con la Chiesa d’Oriente, la riforma del conclave (fissando norme che ancora oggi regolano l’elezione papale) e il rilancio delle Crociate. Inoltre, promosse un dialogo costruttivo con Carlo d’Angiò e Rodolfo d’Asburgo per stabilizzare i rapporti politici europei. La sua figura rimase legata a un’idea di Chiesa sobria e riformatrice. Nel 1713 fu proclamato beato da papa Clemente XI, e la sua memoria liturgica cade il 10 gennaio.
Con Gregorio X, Viterbo entrò per sempre nella storia della cristianità , come culla del primo conclave e luogo di un’elezione che segnò la nascita delle regole moderne ancora in vigore.
La Pietà di Viterbo
L’opera, ideata da Michelangelo e realizzata da Sebastiano del Piombo tra il 1512 e il 1516, è un olio su tavola di grandi dimensioni (253 × 196 cm), oggi conservato al Museo dei Portici di Viterbo. La scena non segue lo schema tradizionale della Pietà : Cristo è disteso a terra, nudo, con un naturalismo che rivela la mano michelangiolesca nel disegno del corpo. Sopra di lui, la Vergine non sorregge il Figlio ma siede in solitudine, le mani intrecciate in un gesto di intensa preghiera, lo sguardo rivolto al cielo notturno illuminato dalla luna.
Lo sfondo paesaggistico, con rovine e alberi stagliati contro il cielo scuro, accentua il senso di dramma e solitudine. È un’opera di grande originalità , che unisce la potenza plastica di Michelangelo al colore morbido e profondo di Sebastiano del Piombo, esprimendo una religiosità nuova, segnata da un pathos silenzioso e da una tensione interiore straordinaria.
La Cappella Mazzatosta
Nella chiesa di Santa Maria della Verità, a Viterbo, si conserva uno dei capolavori assoluti del Quattrocento italiano: gli affreschi della Cappella Mazzatosta, realizzati da Lorenzo da Viterbo nel 1469. Questo ciclo pittorico racconta episodi della vita della Vergine con una modernità sorprendente per l’epoca.
Le scene si distinguono per l’attenzione ai dettagli quotidiani e per la capacità dell’artista di restituire la realtà con straordinario realismo: i volti dei personaggi sono ritratti con una vivacità che rimanda alla gente comune della Viterbo del XV secolo, trasformando le vicende sacre in un racconto vicino alla vita reale.
Le architetture prospettiche, i colori luminosi e l’equilibrio compositivo conferiscono agli affreschi un respiro rinascimentale, pur mantenendo una forte impronta narrativa medievale. Non a caso, Giorgio Vasari definì questo ciclo come uno dei più moderni del Quattrocento, riconoscendone il valore innovativo e l’impatto sulla pittura del tempo.
Oggi la Cappella Mazzatosta resta una tappa imprescindibile per chi visita Viterbo, testimone della raffinatezza artistica che la città seppe esprimere nel pieno Rinascimento.
Villa Lante a Bagnaia
Edificata nel XVI secolo su progetto del Vignola, Villa Lante a Bagnaia è considerata uno degli esempi più alti del giardino all’italiana manierista.
La sua architettura unisce la sobrietà delle due palazzine gemelle alla straordinaria complessità dei giardini, dove l’acqua diventa protagonista assoluta.
Fontane, terrazze e giochi idraulici si susseguono in un percorso simbolico che celebra il dominio dell’uomo sulla natura attraverso l’arte e l’ingegno. I parterre geometrici, le scale d’acqua e le vasche ornate da sculture creano un equilibrio perfetto tra ordine architettonico e paesaggio circostante.
Passeggiare tra i viali di lecci e ammirare i raffinati giochi d’acqua significa rivivere l’eleganza rinascimentale che fece di Villa Lante un modello imitato in tutta Europa.
San Martino al Cimino: la città ideale barocca
Alle pendici dei Monti Cimini, San Martino al Cimino custodisce l’impronta visionaria del Seicento. Nato attorno a una grande abbazia cistercense del XIII secolo, il borgo fu trasformato in un raffinato centro residenziale grazie a Donna Olimpia Maidalchini Pamphilj, cognata di papa Innocenzo X e figura di spicco della Roma barocca.
Il progetto urbanistico, voluto dalla potente nobildonna, si ispirava ai principi della città ideale, con strade ordinate, piazze armoniose e un’architettura sobria ma elegante che dialogava con il paesaggio circostante. Le case in peperino, disposte secondo uno schema razionale, creavano un insieme urbano coerente e funzionale, raro per l’epoca.
L’abbazia, rinnovata con interventi barocchi, divenne il cuore del borgo, arricchita da arredi e decorazioni che testimoniavano la magnificenza della famiglia Pamphilj.
Ancora oggi San Martino al Cimino offre al visitatore un’atmosfera di quiete raffinata, un piccolo gioiello architettonico che fonde spiritualità medievale e gusto barocco, restituendo l’immagine concreta di un sogno urbanistico realizzato.
La Macchina di Santa Rosa
Ogni anno, la sera del 3 settembre, Viterbo si illumina di una tradizione unica al mondo: la Macchina di Santa Rosa. Si tratta di una torre luminosa, alta oltre trenta metri e pesante diverse tonnellate, che viene portata a spalla da cento uomini, i celebri “Facchini di Santa Rosa”.
L’imponente struttura attraversa le vie del centro storico in un percorso suggestivo, tra folla commossa e silenziosa, interrotto soltanto dagli applausi e dai cori che accompagnano i facchini nel loro sforzo sovrumano.
Le origini di questo rito risalgono al XIII secolo, quando Viterbo scelse di onorare Santa Rosa, giovane patrona morta in fama di santità nel 1251, con un omaggio che unisse fede, spettacolo e identità civica.
Nel corso dei secoli, la Macchina ha assunto forme sempre diverse, interpretando il gusto artistico delle varie epoche, fino alle moderne strutture in acciaio e materiali innovativi, che uniscono ingegno architettonico e tradizione popolare.
Dal 2013 questa celebrazione è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, a testimonianza della sua straordinaria valenza culturale e spirituale.
Per i viterbesi, però , la Macchina non è soltanto un monumento che cammina, ma un simbolo vivo di fede e appartenenza: la prova di una comunità che ogni anno si ritrova unita nel nome della sua Santa.
Scheda pratica – Viterbo e dintorni
Cosa vedere
- Quartiere San Pellegrino (cuore medievale)
- Palazzo dei Papi e Piazza San Lorenzo (primo conclave)
- Museo dei Portici – Pietà di Michelangelo & Sebastiano
- Chiesa di Santa Maria della Verità – Cappella Mazzatosta
- Palazzo dei Priori – affreschi e giardino pensile
- San Martino al Cimino – borgo cistercense Pamphilj
- Villa Lante (Bagnaia) – giardino rinascimentale
- Sacro Bosco di Bomarzo
- Faggeta dei Monti Cimini (UNESCO) e Lago di Vico
Esperienze imperdibili
- Terme dei Papi – Piscina Monumentale (58°C)
- Parco Termale del Bagnaccio – vasche all’aperto gestite
- Parco Termale Tuscia Terme o in alternativa Terme Oasi
- Hotel Salus Terme – Parco termale nei giardini e centro benessere
- Bagno nelle sorgenti libere del Bullicame e Piscine Carletti
- Passeggiare tra botteghe e ceramiche artistiche
- Camminata nella faggeta dei Cimini in autunno. Faggi secolari accompagnano lungo i sentieri tracciati
- Trasporto della Macchina di Santa Rosa (ogni 3 settembre)
- Immergersi nella natura qui ha un fascino suggestivo
Itinerario di 3 giorni – Viterbo e dintorni
Giorno 1 – Il cuore medievale
• Quartiere San Pellegrino – un unicum urbano medievale con vicoli in peperino, case-torri, logge e profferli.
• Palazzo degli Alessandri – residenza medievale che domina il quartiere.
• Palazzo dei Papi e Loggia delle Benedizioni – con la Sala del Conclave, teatro del primo conclave della storia (1268–1271).
• Duomo di San Lorenzo – chiesa romanica rinnovata in età barocca.
• Passeggiata tra le fontane storiche – dal quartiere medievale fino a Piazza delle Erbe, cuore commerciale della città.
Giorno 2 – Rinascimento e meraviglie artistiche
• Museo dei Portici (Piazza del Plebiscito) – con la Pietà di Viterbo, opera concepita da Michelangelo e realizzata da Sebastiano del Piombo.
• Chiesa di Santa Maria della Verità – Cappella Mazzatosta, straordinario ciclo pittorico di Lorenzo da Viterbo, gioiello del Quattrocento italiano.
• Palazzo dei Priori – sede del Comune con affreschi rinascimentali e giardino pensile panoramico.
• San Martino al Cimino – borgo cistercense
trasformato nel Seicento in residenza Pamphilj, con l’imponente Abbazia e le eleganti architetture barocche.
• Villa Lante a Bagnaia – capolavoro manierista del giardino all’italiana, opera del Vignola.
• Basilica Santuario di Santa Maria della Quercia –uno dei più importanti santuari mariani d’Italia, celebre per il miracolo dell’icona della Madonna della Quercia e per il fastoso impianto rinascimentale e barocco.
• Sacro Bosco di Bomarzo – parco manierista unico al mondo, popolato da statue colossali e allegorie enigmatiche.
Giorno 3 – Acque e natura
• Terme dei Papi – con la Piscina Monumentale e la Grotta naturale, già frequentata dai pontefici.
• Parco Termale del Bagnaccio – vasche all’aperto immerse nella campagna, gestite e accessibili tutto l’anno.
• Parco Termale Tuscia Terme – nuovo complesso termale con vasche e aree verdi.
• Hotel Salus Terme e Terme Oasi – resort termali
moderni per un’esperienza di relax e benessere.
• Bullicame – sorgente termale leggendaria citata da Dante (Inferno XIV).
• Piscine Carletti – vasche naturali gratuite in aperta campagna.
• Faggeta dei Monti Cimini (UNESCO) – passeggiata tra boschi secolari e visita al Lago di Vico, cuore naturale della Tuscia.
Un itinerario che unisce la Viterbo medievale, rinascimentale e barocca con il patrimonio termale e naturalistico circostante: un mosaico unico di arte, storia, acqua e natura.
Viterbo a tavola
La cucina di Viterbo non è solo un insieme di piatti: è un linguaggio che racconta la storia della città, i suoi mercati, le sue feste e persino le sue devozioni religiose. Una cucina povera, frutto della sapienza contadina e pastorale, ma capace di sorprendere per profondità e varietà.
Già gli Etruschi e i Romani avevano compreso la fertilità di queste terre: cereali, legumi, olio e vino costituivano la base dell’alimentazione. Questa eredità è rimasta intatta nei secoli, evolvendosi nel Medioevo in una cucina fatta di zuppe, pani e carni rustiche.
Tra le zuppe spicca l’acquacotta, piatto simbolo della frugalità viterbese: pane raffermo, acqua, verdure di campo, olio. A seconda delle stagioni, uova, baccalà o funghi ne arricchivano il sapore. Accanto ad essa, le zuppe di ceci, fagioli, cicerchie e lenticchie, con protagonisti i celebri fagioli del Purgatorio di Gradoli.
La pasta identitaria per eccellenza sono i Lombrichelli alla Viterbese: lunghi cordoni di pasta fatti solo con acqua e farina, tirati a mano senza l’aiuto della macchina. La loro consistenza rustica e callosa li rende perfetti per raccogliere i sughi corposi della tradizione. Il condimento classico è un sugo di pomodoro semplice, arricchito con aglio, peperoncino, abbondante olio extravergine d’oliva e finocchietto selvatico. Non mancano varianti più sostanziose, come i ragù di cinghiale, lepre o agnello.
La tradizione delle carni è ricchissima: il coniglio alla cacciatora, l’agnello al forno con erbe aromatiche, lo spezzatino di cinghiale. Ma il vero piatto identitario è la Pignattaccia viterbese: carni miste e tagli poveri cotti lentamente in un recipiente di coccio con vino, pomodoro, odori ed erbe aromatiche. Una ricetta che trasforma la povertà in festa, simbolo dell’arte di arrangiarsi. Non meno tipici i bolliti – manzo, gallina o cappone – serviti con salse rustiche all’aglio, alle acciughe.
Il mondo caseario è ampio e variegato: formaggi ovini, bovini e caprini prodotti dalle latterie e dai casari della città , dalle caciotte fresche ai pecorini stagionati, dalle ricotte cremose ai caprini con erbe locali.
Le norcinerie completano il quadro: prosciutti, salsicce e guanciali aromatizzati con finocchio selvatico. Particolare rilievo hanno la Susianella di Viterbo, oggi Presidio Slow Food, ottenuta con frattaglie suine insaporite con pepe e finocchio selvatico, e la Mazzafegata, un’antica salsiccia preparata con fegato, cuore e polmone di maiale, arricchita con aromi, pepe e uvetta. Due salumi che testimoniano la sapienza di trasformare anche i tagli più umili in prodotti di eccellenza.
I dolci raccontano le stagioni e la religione. I tozzetti alle nocciole, le ciambelline al vino, il pampepato, il pangiallo e la pizza di Pasqua dolce con semi di anice e canditi accompagnano le feste più importanti.
Non mancano i frittelloni di riso per San Giuseppe, le fave dei morti a novembre, il migliaccio (un tempo a base di sangue di maiale), e il pane di San Lorenzo, distribuito il 10 agosto.
Il filo conduttore resta l’olio extravergine, con due eccellenze riconosciute: la DOP Canino e la DOP Tuscia. Tra i vini, l’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone (DOC), legato alla leggenda del vescovo Fugger, e l’Aleatico di Gradoli (DOC), vinificato sia nella sua celebre versione dolce che in quella secca, quest’ultima riconosciuta come eccellenza nazionale e premiata nei principali concorsi enologici.
Si aggiungono i bianchi da Grechetto e Trebbiano giallo, insieme alle nuove produzioni IGT Tuscia.
Sedersi a tavola a Viterbo significa ripercorrere secoli di memoria: dalla pignattaccia ai dolci rituali, dai lombrichelli alle carni in umido, dai formaggi ai vini vulcanici.
È una cucina che parla di identità, di resistenza e di comunità: come diceva Italo Arieti, “un cibo non è mai solo nutrimento, ma racconto e appartenenza”.
Ricette tipiche viterbesi
Lombrichelli alla Viterbese
Ingredienti: 500 g di farina, acqua q.b., 2 spicchi d’aglio, 400 g di pomodori pelati, peperoncino, olio extravergine d’oliva, pecorino grattugiato, finocchietto selvatico, sale.
Preparazione: Impastare farina e acqua fino a ottenere un composto elastico. Formare a mano lunghi cordoni di pasta (lombrichelli). In padella soffriggere aglio e peperoncino, unire i pelati e cuocere 20 minuti. A fine cottura aggiungere finocchietto selvatico. Lessare i lombrichelli, scolarli e condirli con il sugo e pecorino.
Acquacotta viterbese
Ingredienti: Pane raffermo a fette, 1 cipolla, verdure di campo o bietole, 2 uova, 1 baccalà (facoltativo), olio extravergine, sale, peperoncino.
Preparazione: In un tegame soffriggere cipolla con olio, aggiungere le verdure e acqua. Far sobbollire, quindi unire uova sbattute e, se disponibile, baccalà a pezzi. Versare il tutto sulle fette di pane raffermo condite con olio crudo.
Pignattaccia viterbese
Ingredienti: 600 g di carni miste (manzo, maiale, agnello), 1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano, 400 g di pomodori pelati, 1 bicchiere di vino rosso, rosmarino, salvia, peperoncino, olio, sale, pepe.
Preparazione: Rosolare le carni a pezzi in olio con cipolla, carota e sedano. Sfumare con vino, aggiungere pomodoro ed erbe. Cuocere a lungo a fuoco basso in pignatta di coccio finché le carni risultano morbide e il sugo ristretto.
Trippa alla viterbese
Ingredienti: 1 kg di trippa di vitello, 1 cipolla, 1 carota, 1 gambo di sedano, 500 g di pomodori pelati, mentuccia, pecorino grattugiato, olio, sale, pepe.
Preparazione: Lessare la trippa e tagliarla a listarelle. In casseruola soffriggere cipolla, carota e sedano con olio, aggiungere trippa, pomodori e mentuccia. Cuocere lentamente finché morbida. Servire con abbondante pecorino.
Tozzetti alle nocciole
Ingredienti: 500 g di farina, 300 g di zucchero, 3 uova, 200 g di nocciole tostate, 100 g di burro, 1 bustina di lievito.
Preparazione: Impastare farina, zucchero, uova, burro e lievito fino a ottenere un composto omogeneo. Aggiungere le nocciole. Formare filoncini, infornare a 180°C per 25 minuti, tagliare a fette e tostare nuovamente per 10 minuti.
Nota: Le ricette sono tratte e adattate da Italo Arieti, studioso e custode delle tradizioni gastronomiche viterbesi.
Dove degustare i vini di Viterbo città
Per chi desidera scoprire i vini del territorio senza lasciare il Comune di Viterbo, esistono due realtà significative che rappresentano la viticoltura cittadina:
Podere Grecchi
Situata in Strada Sammartinese, Podere Grecchi è un’azienda agricola a conduzione familiare, riconosciuta anche nella Guida Quattrocalici. Produce vini identitari come il Grechetto del Lazio, il San Silvestro, il Poggio Grecchi e il rosso IGP CEV Poggio Ferrone. Un luogo autentico per degustazioni e acquisto diretto di vini legati al territorio.
Indirizzo: Strada Sammartinese, 8 – Viterbo
Vini principali: Grechetto del Lazio, San Silvestro, Poggio Grecchi, CEV Poggio Ferrone (IGP)
Caratteristiche: Azienda familiare, riconosciuta dalla Guida Quattrocalici, con degustazioni su prenotazione
Esperienze: Degustazioni e acquisto diretto in azienda
Contatti: www.poderegrecchi.it
Regina del Quartuccio
Fondata nel 2020 da Remo Bartolomei, Regina del Quartuccio è una giovane cantina naturale situata nel cuore di Viterbo. Qui la produzione si concentra su vini artigianali e autentici, vinificati con fermentazioni spontanee e senza additivi. Tra le etichette spiccano Est/Remo (bianco macerato) e Mannajacane (rosso artigianale), che raccontano l’anima vulcanica e genuina della Tuscia.
Indirizzo: Comune di Viterbo
Vini principali: Est/Remo (bianco macerato), Mannajacane (rosso naturale)
Caratteristiche: Cantina naturale fondata nel 2020 da Remo Bartolomei; vini artigianali senza additivi
Esperienze: Degustazioni su prenotazione, filosofia naturale e sostenibile
Contatti: Remo Bartolomei – Tel. +39 328 1024744
L’arte Casearia e Norcina della tavola viterbese
La cucina viterbese non vive solo nei piatti serviti in osteria o nelle ricette tramandate a voce: la sua anima più autentica si ritrova anche nelle botteghe, nelle latterie e nelle norcinerie che costellano la città. Entrare in questi luoghi significa fare esperienza diretta di una tradizione che continua a rinnovarsi giorno dopo giorno.
I formaggi raccontano il legame indissolubile tra pascoli, latte e saperi artigiani. Dai pecorini stagionati su legno della Piccola Formaggeria Artigiana alle mozzarelle della Latteria Santa Rosa, dalle creazioni miste della Latteria Spizzichini fino ai caprini intensi e unici dell’azienda agricola Monte Jugo, ogni assaggio porta con sé il sapore delle stagioni e della terra vulcanica.
Accanto ai formaggi, i salumi testimoniano l’antica arte dei norcini. La città custodisce botteghe storiche come la salumeria Stefanoni, vere istituzioni del centro storico, e marchi affermati come il salumificio Coccia Sesto, premiato dal Gambero Rosso. Non mancano realtà artigiane come Ala, che continua a produrre insaccati con cura, e l’azienda agricola Il Casaletto, che mantiene intatta la filiera dall’allevamento alla lavorazione.
In queste realtà non si acquista soltanto un prodotto: si entra in contatto con una memoria collettiva, fatta di gesti antichi, profumi che evocano l’infanzia e sapori che raccontano la Tuscia con immediatezza e verità.
Box pratico – Formaggi di Viterbo
Azienda: Piccola Formaggeria Artigiana
Prodotti principali: Pecorini, ricotte, yogurt
Particolarità / Curiosità: Produzione a km 0, stagionatura su legno come nelle antiche cantine contadine
Contatti: Via Belluno, 01100 Viterbo – Tel. 329 093 4458
Azienda: Latteria Spizzichini
Prodotti principali: Formaggi freschi, mozzarelle, yogurt, gelato
Particolarità / Curiosità: Unisce tradizione casearia e gelateria artigianale
Contatti: Via Vicenza 2, 01100 Viterbo – Tel. 0761 309 517
Azienda: Latteria Santa Rosa
Prodotti principali: Mozzarella, formaggi freschi e stagionati, yogurt greco
Particolarità / Curiosità: Filiera cortissima: dal latte della stalla al banco del negozio
Contatti: Via Villanova snc, 01100 Viterbo – Tel. 389 435 9218
Azienda: Monte Jugo
Prodotti principali: Formaggi caprini freschi e stagionati, ricotta, yogurt
Particolarità / Curiosità: Stagionatura in grotte di tufo, tecnica secolare della Tuscia
Contatti: SP Commenda km 2,200 – 01100 Viterbo – Tel. 0761 250 610
Box pratico – Salumi di Viterbo
Azienda: Stefanoni
Prodotti principali: Prosciutti, salami, salsicce
Particolarità / Curiosità: Storica salumeria con produzione agricola
Contatti: Via Cassia Nord 60 (km 89,700), 01100 Viterbo – Tel. 0761 250425
Azienda: Coccia Sesto
Prodotti principali: Prosciutti, lonze, salami
Particolarità / Curiosità: Eccellenza premiata dal Gambero Rosso
Contatti: Strada Teverina 24, 01100 Viterbo – salumificiococcia.it
Azienda: Ala
Prodotti principali: Salami, salsicce, insaccati artigianali
Particolarità / Curiosità: Norcineria con lavorazioni tradizionali
Contatti: Largo San Bernardino da Siena, 38 – 01100 Viterbo – Tel. 0761 289714 / 328 1256805
Azienda: Il Casaletto
Prodotti principali: Salumi tipici viterbesi, carni lavorate
Particolarità / Curiosità: Azienda agricola con filiera completa
Contatti: Strada Grottana, 9 – Viterbo (Grotte Santo Stefano) – Tel. 0761 367077 / WhatsApp 338 9760016
Conclusioni
Viterbo e il suo territorio offrono un mosaico unico di storia, arte, natura e gastronomia. Dalle architetture medievali alle meraviglie rinascimentali, dai boschi dei Cimini alle sorgenti termali, ogni esperienza diventa parte di un racconto millenario. La città si conferma non solo come capitale storica della Tuscia, ma anche come crocevia di tradizioni, sapori e identità che continuano a vivere nella memoria collettiva e nella vita quotidiana dei suoi abitanti.
Visitare Viterbo significa immergersi in una città che è al tempo stesso museo a cielo aperto e luogo di vita autentica.
Bibliografia essenziale
AA.VV., Guida storico-artistica di Viterbo e della Tuscia, Roma, 2018.
D. Biondi, Viterbo e la Tuscia. Storia, arte e cultura di un territorio, Firenze, 2020.
Touring Club Italiano, Guida Verde Lazio, Milano, varie edizioni.
Italo Arieti, Cucina viterbese. Ricette e tradizioni popolari della Tuscia, Viterbo, 2005.
Slow Food Italia, Guida agli Extravergini, varie edizioni.
Camera di Commercio di Viterbo, Prodotti tipici della Tuscia, pubblicazioni annuali.
La Tuscia del Vino 2025. A cura di Carlo Zucchetti e Francesca Mordacchini Alfani
